Rasiglia

In Umbria c'è un segreto da scoprire che è un piccolo mondo incantato. È Rasiglia, frazione montana del comune di Foligno, in provincia di Perugia, che si trova a circa 600 metri d'altezza tra gli Appennini, conosciuta come il borgo dove l'acqua scorre ovunque tra le case, motivo per cui è chiamata la piccola Venezia umbra. 

Rasiglia è un luogo incantevole, dove ritrovare quell'atmosfera dimenticata delle cose antiche. Il borgo è molto piccolo, una cinquantina circa di casette in pietra adagiate al fianco della collina sovrastante come a formare un anfiteatro naturale, immerse nei boschi e attraversate da strette stradine alternate a ponticelli in legno, ruscelli e cascate. Le acque del borgo sono alimentate  dalle sorgenti del fiume Menotre, che nasce proprio in questi luoghi incontaminati : quella di Capovena si trova nella parte alta del paese e attraversa tutto il centro abitato formando cascate, corsi d'acqua e rivoli che convogliano l’acqua al centro del paese, in una grande vasca, la Peschera; successivamente l'acqua della vasca, grazie ad un canale si riversa nel fiume Menotre. In questo scenario unico potrete passeggiare immersi nella natura e cullati dallo scrosciare delle acque, alla scoperta degli scorci più pittoreschi.

Girovagate tra le strette vie e lasciatevi guidare dal suono armonioso dei canali che scorrono tra le case, per poi allargarsi e in più punti formare dei limpidi laghetti.

Rasiglia è molto antica, i primi documenti che testimoniano l'esistenza di un insediamento risalgono agli inizi del XIII secolo. La fortuna del luogo fu probabilmente dovuta alla via della Spina, importante via del commercio tra la costa adriatica e la città di Roma che attraversava il territorio proprio nelle vicinanze.

In seguito l'importanza strategica e militare del luogo diminuì, ma Rasiglia e i suoi abitanti furono capaci di reinventarsi come comunità. Qui fiorirono infatti varie attività contadine e artigianali legate al lavoro della terra, facilitate senza dubbio dalla presenza delle sorgenti e dunque della forza idrica del fiume, decisiva nello sviluppo di mulini, opifici e tintorie che lavoravano stoffe pregiate.

Visitatela in primavera, in estate durante la manifestazione "Rasiglia e Penelope", dedicata agli antichi mestieri della tessitura o in inverno quando si tiene una bella rappresentazione del Presepe Vivente.


ricette della zona


INGREDIENTI:

400 gr di cinghiale
500 gr pappardelle
300 ml di pomodoro passato o polpa di pomodoro
1/2 litro di buon vino rosso
1/2 carota
1/2 cipolla
1 spicchio d’aglio
3/4 foglie di alloro
bacche di ginepro
2/3 costoline di sedano
un po’ di rosmarino
2 foglie di salvia
2 chiodi di garofano
qualche foglia di prezzemolo
grasso di pancetta e/o salsiccia sbriciolata


PREPARAZIONE:

Mettere il cinghiale a marinare in una ciotola con gli odori, le spezie e il vino rosso per una notte. Trascorso questo tempo buttate il vino e gli odori della marinata, trasferite il cinghiale su un tagliere. Con l’aiuto di un coltello, tagliare a pezzetti piccoli il cinghiale.
Preparare un trito con carota, cipolla, sedano e prezzemolo freschi (non utilizzare quelli già macerati perché hanno assorbito il selvatico del cinghiale) e metterlo in un tegame di coccio (su di un disco spargifiamma) con poco olio. Aggiungete un po’ di acqua per farlo appassire senza che si bruci; quando è bello morbido aggiungere il cinghiale a pezzetti. Alzate la fiamma: il cinghiale rilascerà la sua acqua di cottura che dovrete far asciugare. Otterrete così un piatto leggero e che non odora di selvatico. Se la carne del cinghiale è molto magra aggiungere o un po’ di salsiccia sbriciolata o un po’ di grasso di pancetta tagliato a pezzetti e la carne di cinghiale risulterà più morbida e saporita. Aggiungere il pomodoro passato (o la polpa di pomodoro) secondo gradimento. Aggiungete un po’ di acqua (il ragù dovrà cuocere per diverse ore) e fate cuocere a fiamma dolce: il ragù dovrà pippiare o pappuliare (come dicono a Napoli) termine che indica lo sbuffo del ragù che, sobbollendo, libera una bolla per volta.
Lasciate cuocere per circa 3 ore fino a quando il ragù sarà ben ritirato.
Cuocere le pappardelle in abbondante acqua salata, scolarle e saltarle in padella con il sugo di cinghiale.

 

Abbinare con un Sagrantino di Montefalco