Super Tuscan

Per capire il fenomeno Super Tuscan è necessario partire dalle origini: in Italia, nel secondo dopoguerra, le leggi che vennero stabilite per regolare la produzione vinicola furono di natura tale da risultare, se non assurde, comunque assolutamente inadeguate alla ricchezza e varietà dei terroir italiani, e furono dettate principalmente dall'esigenza di soddisfare la grande impennata consumistica propria di quel periodo storico italiano.

In alcune zone d’Italia, in particolare in Toscana, alcuni produttori decisero quindi di vinificare ignorando le regole codificate dalle D.O.C., e cioè cercando di sfruttare al meglio le peculiarità del proprio territorio, lavorando in vigna in modo da ottenere rese bassissime per ettaro, ricorrendo a botti diverse rispetto a quelle tradizionali e soprattutto concedendosi la massima libertà nell'uso di vitigni non ammessi dalle D.O.C ma dai quali ci si poteva aspettare che potessero dare buoni risultati. 

Grazie a queste sperimentazioni, costituite da ricerche in vigna e in cantina di altissimo livello (che, è bene puntualizzare, hanno i loro costi e possono essere eseguite solo da aziende in grado di sostenere forti investimenti) sono stati ottenuti vini diventati presto prodotti di punta i quali, pur potendosi chiamare con il semplice nome di "vino da tavola", hanno surclassato (in valore assoluto e nel prezzo) i prodotti D.O.C. e le relative "riserve", andandosi a collocare spesso ai vertici dell'enologia mondiale. Il nome con cui si suole indicare questi "super vini da tavola" è quello di Super Tuscan. 

Il marchese Mario Incisa della Rocchetta fu il primo che decise di non farsi limitare dal disciplinare e di sperimentare nuove strade e, con l’aiuto del famoso enologo Giacomo Tachis, creò il Sassicaia, il precursore dei Super Tuscan. Lo fece sapendo di avere in mano ottime carte. Il terreno nei pressi di Bolgheri, nel nord della Maremma, in cui veniva e viene prodotto il Sassicaia ha caratteristiche sassose molto simili alla zona di Graves, vicino a Bordeaux. Questo lo rendeva poco adatto al Sangiovese, ma era il terroir perfetto per coltivare uve internazionali di altissima qualità, quali Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, da cui si sarebbero potuti ottenere grandissimi vini rossi, strutturati e longevi. L’intuizione geniale del marchese avallata da Tachis fu quella di contrapporre al Chianti Classico un nuovo concetto di vino rosso toscano che esulasse da Sangiovese, il vitigno regionale per eccellenza, ma che piuttosto traesse le sue ricchezze dalle caratteristiche di un territorio che avrebbe dimostrato grandi potenzialità con uve non autoctone come quelle bordolesi.

Fu un successo, e ben presto il Sassicaia aprì la strada anche agli altri produttori. Nasce quindi il primo vero vino Super Tuscan di casa Antinori: il Tignanello, che al Sangiovese univa il Cabernet Sauvignon. Ovviamente così facendo non rientrava nelle regole imposte dal Chianti Classico, né quindi poteva essere definito un vino DOC. 

Tutti i Super Tuscan, infatti, venivano venduti con la semplice dicitura di “vino da tavola”, anche se spesso il prezzo era di fascia più elevata. Solo successivamente, nel 1992, venne introdotta in Italia la denominazione IGT (Indicazione Geografica Tipica), meno vincolante rispetto alla DOC o DOCG, alla quale molti produttori di Super Tuscan aderirono.